Romania-Proposta tassa su snack e merendine: è polemica

La proposta è venuta dal ministero della Sanità della Romania: una tassa su merendine,  snack ,  bibite gassate e sui fast food, perché considerati alimenti non salutari. E subito ha provocato un’alzata di scudi, polemiche e qualche velata minaccia.

La tassa, secondo quanto scrive oggi l’agenzia di stampa Mediafax, dovrebbe partire da marzo e puntare sia su chi produce, sia su chi importa questi alimenti con alti livelli di grassi insaturi, zuccheri e additivi.

L’annuncio del ministero ha dato la stura a una forte polemica. Sorin Minea, capo della Federazione dei produttori alimentari (Romalimenta) ha affermato oggi che l’introduzione della suddetta tassa potrebbe andare a colpire anche altri prodotti e incidere sull’industria alimentare nel suo complesso. Dragos Frumosu, capo di un’altra organizzazione dell’industria alimentare, ha calcolato che la tassa potrebbe portare a un taglio del 20 per cento degli addetti al settore, con una perdita secca di 36mila posti di lavoro.

(Virgilio)

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Scuola: sempre più verso gli snack a base di frutta

Si moltiplicano ultimamente le notizie inerenti l’introduzione di snack a base di frutta in tutte le scuole di ordine e grado.
La tendenza sembra molto più netta all’interno delle scuole dei paesi di provincia che non nelle città.
Sarà comunque un fenomeno da tenere sotto controllo e sul quale vi ragguaglieremo appena saranno disponibili analisi approfondite in merito.

Ecco alcune fonti:

25/11/2009 Ciao People
30/11/2009 Agi News
14/12/2009 MET
15/12/2009 Help Consumatori
16/12/2009 Newgol

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export alimentare natalizio vale 2 mld

Natale porta un vero e proprio “regalo” per la bilancia commerciale italiana. L’Ufficio Studi Federalimentare ha calcolato che l’export di prodotti alimentari trasformati, in occasione del Natale 2009, ha raggiunto i 2 miliardi di euro. Questo fa pesare l’impatto dell’export alimentare natalizio oltre il 10% dell’intero export annuale dell’industria alimentare del Paese, che quest’anno dovrebbe sfiorare i 19 miliardi. Secondo l’Ufficio studi questa cifra potrebbe arrivare a 6 miliardi se non esistesse la concorrenza sleale della contraffazione del Made in Italy…

Fonte:
borsaitaliana.it

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